Dietro il tech con Stefano Mariani

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Torniamo a parlare di innovazione tecnologica con un professionista del settore IT, Stefano Mariani, Enterprise Architect all’interno di BIP Italy, che ci racconta la sua visione sulle sfide tecnologiche attuali e future utilizzando architetture RAG in contesti infrastrutturali cloud e di processo.

Qual è stata la sfida tecnologica più significativa che hai affrontato di recente?

Senza dubbio l’utilizzo di modelli RAG per la creazione di infrastrutture in cloud con tecniche di IaC. L’idea di poter creare infrastrutture complesse in cloud sfruttando “semplici” prompt è affascinante e apre scenari interessanti rispetto al “tradizionale” sviluppo di codice. Tuttavia, la sfida principale risiede nella gestione delle complessità e delle specificità di ogni ambiente cloud, nonché nell’assicurare che le infrastrutture generate siano sicure, efficienti e conformi alle best practice del settore.

Quale tecnologia o strumento ha avuto il maggior impatto nel tuo lavoro quest’anno?

La Robotic Process Automation, con UiPath. In contesti semi strutturati ti libera da tantissime pratiche burocratiche e meccaniche, lasciando molto più tempo da dedicare al lavoro concreto piuttosto che a quello che definirei metalavoro. Per intenderci, se devi fare 100 operazioni ripetitive al giorno, anche se ognuna ti porta via solo 2 minuti, stai perdendo più di 3 ore al giorno in attività a basso valore aggiunto. Automatizzando queste operazioni con strumenti come RPA, puoi liberare tempo prezioso per concentrarti su compiti più strategici e creativi, migliorando così la produttività complessiva, che poi si traduce in un vantaggio competitivo per l’azienda.

Che consiglio daresti a chi sta iniziando ad adottare questa tecnologia?

Non cadere nella trappola morale del “tanto ci metto 5 minuti, meglio farlo a mano” la regola è 0,1,n: questo vuol dire che se devi fare un’operazione una volta, falla a mano, se la devi fare 10 volte, automatizza, se la devi fare 100 volte, investi in un sistema più robusto. Spesso si sottovaluta il tempo che si perde in operazioni ripetitive e si finisce per sprecare ore preziose che potrebbero essere dedicate a compiti più importanti o con valore aggiunto.

Come immagini l’evoluzione futura del tuo settore nei prossimi 3-5 anni?

Non sono un catastrofista, ci mancherebbe, e quindi posso affermare senza problemi che le tecnologie attuali sono potenti ma meno dominanti di quanto si creda e comunque devono fare i conti con i sistemi legacy che hanno resistito a tante altre wave di innovazione. Penso a funzioni IT sempre più piccole, snelle ed economiche senza una direzione centrale ma a “staff” delle funzioni di business, per poter portare innovazione e automazione direttamente dove serve.

C’è un’esperienza o aneddoto personale dietro a un successo tecnico che vuoi condividere?

Mi è capitato di lavorare in consulenza. Una delle problematiche più soverchianti di questo lavoro è lavorare su diversi clienti ognuno dei quali esige (giustamente) che lavori con loro abbia delle utenze guest per loro. Questo, unito al forte turnover e al fatto che si lavora su più clienti, crea un’esigenza continua di creazione di nuove utenze verso processi diversi, disparati non strutturati e, appunto, soverchianti.

Chi sa come seguirli finisce con il diventare focal point in questo pantano di mail e ticket, diventando così anche un collo di bottiglia.

Nella mia esperienza attuale ho iniziato a occuparmi di come semplificare una serie di processi interni tra cui questa creazione di utenze, tanto più che ho collaborato con persone in forte difficoltà per via del carico di lavoro sempre crescente. Con non poca fatica, tra un’imprecazione e l’altra, ho automatizzato tutto con UiPath dopo averla proposta come tecnologia definitiva, con tanto di Position Paper, ROI e via discorrendo.

Spesso in difficoltà nel difendere queste scelte, ho continuato e la creazione delle utenze è diventato automatico… bastava mandare una mail a me con un oggetto preciso e con un corpo preciso per ottenere la risposta. Nonostante mi occupassi di attività decisamente più ad alto valore, il mio contributo più apprezzato veniva da qualcosa che girava mentre io ero a pranzo.

E poi è arrivato il giorno in cui mi sono dimesso: prima di farlo, ho impostato il messaggio automatico “per le utenze potete rivolgervi a XXX”, parlando di un collega che avrebbe preso in carico il tutto, forse per la prima volta. Il lavoro che avevo fatto, finora sottostimato, ha assunto tutto un altro valore…

C’è uno strumento o una tecnologia, curioso/a, che secondo te non ha avuto la risonanza che merita?

La stampa 3D. Non si tratta di solo sensazionalismo (abbiamo costruito la casa in 3d!), ma si tratta di democratizzazione degli strumenti e uso intelligente delle risorse. Pensiamo alla spedizione di componenti senza emissioni di CO2, o alla fornitura di strumenti avanzati in aree remote del globo. Pensare a una società in cui in ogni casa ci sia una stampante 3d in grado di stampare piccoli oggetti cambierebbe il paradigma moderno di sostenibilità ambientale, se gestita correttamente.

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