Voglio diventare una… UX/UI Designer

Federica rappresenta una di quelle persone a cui la parola tenacia sta proprio bene indosso: nata in una società dove avere un obiettivo nella vita è fondamentale, non si è fatta scrupoli nel fare tutte le esperienze possibili e trovare ogni volta una strada diversa, la sua strada.

 

In questo episodio, Federica ci racconterà cosa vuol dire diventare una UX/UI Designer: un mestiere che richiede molta creatività, ma anche capacità di comprensione e ascolto, oltre che empatia.

 

Descriviti in 100 parole.

 

Mi chiamo Federica Ferraro e sin da bambina non ho mai avuto chiaro cosa volessi fare nella vita.

 

Le mie passioni erano incentrate nel settore della comunicazione e del design. Così, con molta incertezza sul mio lavoro futuro, ho intrapreso una carriera universitaria in Interpretariato e Traduzione, per poi specializzarmi in Scienze Linguistiche.

 

Però, più studiavo e più mi rendevo conto dell’incredibile gap tra ciò che mi veniva insegnato e ciò che invece richiedeva il mondo del lavoro. Mossa forse da tanta (troppa) ambizione mi sono trasferita in Inghilterra per aprire un ristorante di pasta fresca biologica. Un’esperienza che ad oggi rifarei ad occhi chiusi (con qualche conoscenza e consapevolezza in più).

 

Mi sono resa conto ben presto che il lavoro dell’imprenditore non era nelle mie corde e praticamente mi sentivo sempre più persa. Ho sofferto di depressione per qualche anno per poi riprendermi in seguito al mio rientro in Italia, dove ho svolto un master in web marketing per poi specializzarmi ulteriormente in UX/UI Design.

 

Prima di definire il mio percorso ho impiegato qualche tempo per comprendere davvero quale fosse la mia vocazione: principalmente perché mi ritengo una persona multipotenziale, un concetto reso noto da Emilie Wapnick grazie al suo TED Talk, ossia una persona con una forte curiosità intellettuale, opposta ad uno ruolo specialista.

 

In cosa consiste il ruolo di UX/UI Designer?

 

Oggi lavoro per una multinazionale e come UX/UI Designer mi occupo principalmente di comprendere le esigenze degli utenti e di capire con loro il modo migliore per modificare un servizio o un prodotto. Si lavora principalmente in team, ma la parte più operativa la porto a termine ovviamente da sola per poi ricondividere con il team il lavoro e presentarlo insieme al cliente finale.

 

Quello che preferisco nel mio lavoro è fare ricerca: sulle nuove tecnologie, analizzando i dati, facendo interviste e workshop per trovare la soluzione migliore ai bisogni degli utenti. Di recente mi sto occupando anche dei mockup che richiedono conoscenze più tecniche di software come Adobe XD o Figma.

 

Qual è la soft skill più importante che deve possedere una UX/UI Designer?

 

Come mi piace sempre dire: le hard skill si possono sempre imparare, non ho mai avuto difficoltà in questo. Su alcune cose forse possiamo impiegare più tempo perché particolarmente ostiche o complesse per il nostro modo di pensare, ma se spiegate con la giusta pazienza e in affiancamento, le competenze tecniche sono sempre acquisibili.

 

Quello che invece è più complesso da imparare (e in questo sono fortunata perché la natura me le ha donate) sono le soft skill: prima fra tutti, l’empatia.

 

Non puoi condurre un workshop o un’intervista se non possiedi empatia e non sei incline all’ascolto.

 

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

 

Non so se definirlo un fallimento, ma avere aspettative troppo alte è purtroppo il mio punto debole. È qualcosa che mi accompagna da tempo.

 

Il consiglio che dò a me stessa sempre è “non aspettarti niente e non ci resterai mai male”. Ad esempio, quando un progetto viene interrotto, dopo che ci hai lavorato per tanto tempo e poi purtroppo ti viene detto che non potrà essere implementato per taluni motivi, cerco di non farne una questione personale, ma di vedere il lato positivo.

 

Come fare per diventare una UX/UI Designer?

 

Questa domanda me l’hanno fatta in tanti. In realtà, a mio avviso, non servono certificazioni, ma corsi certamente sì.

 

Gli strumenti si apprendono con l’esperienza, che è alla base di tutto il lavoro.

 

Ciò che ho appreso è che non si smette mai di studiare e di imparare, perché può arrivare sempre un nuovo software o una nuova piattaforma che supera le precedenti. Sconsiglierei questo lavoro a chi non è appassionato di tecnologia e non ama seguire i nuovi trend.

 

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

 

Molto interessante questa domanda! Migliorarmi sempre di più e comprendere sempre meglio tutte le fasi del design, passando per tutti gli step di un progetto: dal service, alla research, dalla user experience, alla user interface, ai test, ecc..

 

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, cosa pensi sia possibile fare -anche nel tuo piccolo- per combattere questo problema?

 

Certamente. Credo fortemente che le donne siano ancora troppo poche nel settore IT, come veniva chiamato una volta.

 

Un problema che però esiste da anni. Secondo la mia esperienza, è importante che vada prima arginato il muro culturale che c’è in Italia.

 

Fortunatamente molte aziende si occupano di fare divulgazione nelle scuole, spiegando l’importanza di conoscere anche ambiti oltre quelli considerati tradizionali soprattutto per le giovani donne.

 

Come sostengono molti psicologi, il ruolo maggiore lo giocano la società, l’ambiente e la famiglia nello sviluppo di un individuo. E in tutto ciò possiamo sempre contribuire con una comunicazione efficace.

 

Grazie Federica per questo bellissimo contributo!

 

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