Voglio diventare una... UI & Visual Designer

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  • 2023-01-09 - 6 minuti
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“A volte vinci, a volte impari”. Questo proverbio giapponese cambia totalmente la prospettiva con cui guardi le cose: gli errori non sono una perdita, ma un’opportunità. In questa intervista, Valentina Barreca racconta il suo lavoro di UI & Visual Designer, e del progetto PlayGrafica: blog e academy per un design sempre più accessibile.

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Sono Valentina Barreca e mi definisco una designer molto curiosa.

Sperimentando tanto ho trovato nella progettazione di piattaforme web e mobile la sublimazione di tutte le mie passioni e propensioni: il disegno tecnico, l’attenzione ai dettagli, la ricerca del bello e soprattutto funzionale.

Nel 2013 ho fondato Playgrafica, la mia attività da freelance il cui nome nasce dal concetto di gioco: a volte si vince e altre volte si impara.

In cosa consiste il ruolo di UI & Visual Designer?

Mi occupo di creare interfacce visivamente accattivanti per gli utenti. Sono esperta nei principi del design, della composizione, della teoria del colore e della tipografia con particolare attenzione all’identità di marca.

A differenza di UX Designer che si concentrano sulla funzione, io mi occupo principalmente dell’estetica e faccio in modo che sia accessibile e inclusiva. Collaboro con liberi professionisti e aziende aiutandoli a disegnare il messaggio per conquistare i propri clienti. In definitiva, mi occupo di dare forma alla visione del prodotto.

Qual è la soft skill più importante che deve possedere una UI & Visual Designer?

In quanto a freelance sicuramente l’ascolto del cliente viene prima di ogni altra cosa. L’ho capito quando chiedendo a una mia cliente quale fosse la qualità che apprezza più di me ha risposto senza esitare: il fatto che fin dal primo incontro le avessi mostrato interesse prima di tutto ascoltando e poi facendo domande prendendo appunti. Una cosa di cui vado molto fiera è che ho imparato a prenderli guardando in faccia chi parla.

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

Una decina di anni fa aprii la p.iva principalmente perché un’azienda con cui volevo lavorare me lo propose. Il mio errore più grande fu quello di non aver lottato per crearmi un giro di collaborazioni solide oltre a loro e così dopo 6 anni, quando l’azienda chiuse, mi ritrovai a ricominciare da zero.

Ora svolgo a tutti gli effetti una libera professione che sia davvero libera, che sia totalmente mia e che crei valore nelle persone. Ho capito però che per lavorare bene in team è fondamentale che ci sia un allineamento di valori, più i miei coincidono con quelli del cliente o collaboratore e più si crea sintonia.

Come fare per diventare una UI & Visual Designer?

Il percorso necessario per diventare professionisti non è mai lineare perché la vita sa sempre come sorprenderci. Io, per esempio, quando mi diplomai in grafica pubblicitaria ero convinta che avrei lavorato da subito in un’agenzia di comunicazione ma non avevo ancora esperienza, non trovavo lavoro e mi iscrissi ad un corso post diploma in web grafica, animazione digitale e comunicazione visiva grazie al quale mi innamorai di tante nuove materie.

L’estate successiva trovai un lavoro in un’azienda di pelletteria che aveva uno studio di comunicazione interno e con il nuovo anno accademico lo mollai per iscrivermi in Media Design alla NABA di Milano. C’era anche il corso di comunicazione visive ma la curiosità verso i nuovi media (mezzi di comunicazione di massa) era tanto forte da portarmi ad esplorare nuovi orizzonti.

Ora so che anche se non sono diventata regista, videomaker, modellatrice 3D, fotografa o altro quel percorso mi ha permesso di acquisire nozioni utili al mio lavoro attuale.

In questo settore le certificazioni servono solo a noi, a capire quali competenze abbiamo acquisito ma ciò che richiedono le aziende in primis sono le abilità trasversali, le famose soft skills, che si acquisiscono sul campo.

In che modo? Rimboccandosi le mani e iniziando a fare.

L’unico consiglio che mi sento di dare è quindi quello di essere il più possibile pro attivi, di non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e di mettere in pratica le proprie competenze anche se si tratta di progetti personali. L’importante è trovare il modo di iniziare sperimentando ciò che amiamo e di continuare a formarci perché soprattutto il digitale cambia sempre più in fretta.

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

Sicuramente essere un punto di riferimento dello UI Design in Italia, chiarendo nella mente di appassionati, studenti e aziende (perché no?) la differenza tra UI e UX Design. Si tende troppo spesso a confondere i due ruoli e anche se possono sicuramente coesistere nello stesso professionista, il risultato in termini di business non sarà mai come quello prodotto da un lavoro di team.

In realtà ci stiamo già lavorando con Playgrafica e la nostra missione è di creare più chiarezza e far appassionare i designer alla bellezza (UI, interfaccia utente) che funziona (UX, esperienza utente) per le persone.

A tal proposito, Steve Jobs disse che il design non è come una cosa appare, bensì come quella cosa funziona.

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, come fare per superarlo?

Certamente! È un tema che mi sta molto a cuore, in passato ho fatto esperienza in numerose aziende e ho notato l’enorme disparità di genere.

Devo anche dire che però, fortunatamente, qualcosa si sta muovendo in una direzione diversa: ci sono moltissime donne che lottano tutti i giorni per abbattere questa barriera con l’obiettivo di rendere il mondo un posto migliore.

Dobbiamo essere noi in primis a lottare se vogliamo che le cose cambino e soprattutto oggi, grazie al potere della rete, è molto più facile farlo perché abbiamo un potere enorme che ha un grandissimo valore: la libertà di espressione. Non sottovalutiamola e usiamo al meglio gli strumenti che abbiamo!

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