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Voglio diventare una... Product Manager @ Serena Sensini | Martedì 4 Ottobre 2022 | 7 minuti

Lo scorso giugno il Product Management Day ha raccolto le esperienze di tantissimi professionisti e professioniste del settore, raccontando cosa vuol dire ricoprire il ruolo di Product Manager e in che modo stanno cambiando le esigenze aziendali sul “valore” del prodotto.

Francesca Tiso è Product Manager per TheFork, e ha una carriera consolidata e pazzesca alle spalle. Parliamo di Product Management insieme a lei!

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Da piccola adoravo la matematica, mi rilassava e divertiva. L’ho studiata all’università con il sogno di diventare una professoressa, ma ero costantemente irrequieta, così ho iniziato ad ampliare i miei orizzonti.

Dopo gli studi, ho seguito l’istinto e ho iniziato a lavorare per Zanichelli editore, dove con un percorso inaspettato sono diventata Product Owner. Mi si è letteralmente aperto un mondo sconosciuto che è diventato la mia passione.

Ora sono Senior Product Manager in TheFork, sono felice!

Ho molti progetti nella testa, adoro leggere e lo faccio nei momenti più improbabili e spenderei (spendo!) i miei soldi in viaggi.

In cosa consiste il ruolo di Product Manager?

Come Product Manager sono responsabile della realizzazione di un “buon” prodotto, dove la bontà sta nel fatto che risponda a un problema e a un’esigenza reale di chi lo utilizzerà.

Se il risultato del mio lavoro è la soluzione concreta che viene proposta agli utenti, il mio vero punto di attenzione è il problema che voglio risolvere. Lavoro a stretto contatto con un team ricco e variegato per competenze: ci facciamo molte domande, parliamo con gli utenti e cerchiamo di ricavare i dati e le evidenze su cui poniamo le basi delle nostre decisioni di prodotto, design e tecniche.

Come Product Manager, chiarisco la visione e la strategia, stabilisco le priorità e definisco iniziative che man mano portano alla soluzione.

Quello che ho descritto credo sia vero in generale per il nostro ruolo, anche se tutto dipende dall’interpretazione che ne dà l’azienda.

Personalmente, amo che sia un lavoro di team, dove ho la possibilità di entrare strettamente in contatto con temi di business, tecnologia e design. Ho la costante sensazione di avere molto da imparare e approfondire e questo per me è vitale.

Ogni giornata è piuttosto diversa dalle altre, inizia però sempre con uno sguardo alla mia to do list che è lunga, ma prioritizzata. Inizio molto presto per poter lavorare sulle cose che mi richiedono più concentrazione (allineamenti, mail o thread su slack, presentazioni). Durante il resto della giornata ho solitamente molte call di allineamento, pianificazione o evoluzione. Cerco sempre di ritagliarmi qualche momento, anche se delimitato, di formazione.

Qual è la soft skill più importante che deve possedere una Product Manager?

La creatività (di pensiero).

Ho sempre associato la creatività a capacità manuali che purtroppo non sento di avere. Tuttavia, da quando ho iniziato questo lavoro ho capito quanto sia importante la creatività di pensiero che ti porta a vedere la stessa situazione da più punti di vista, esplorare senza farsi mettere dei limiti, interpretare e ragionare per assurdo, rovesciare problemi in opportunità.

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

Quando ho iniziato, ho avuto la possibilità e la fortuna di seguire sin da subito un prodotto da zero. Ho partecipato alla sua ideazione, l’ho visto nascere e ne ho seguito l’evoluzione. Il mio più grande errore credo sia stato affezionarmi!

Era un prodotto nato dall’amore per l’idea che avevamo avuto, più che come risposta ad un’esigenza reale degli utenti a cui lo stavamo proponendo, che infatti non lo utilizzavano. Era difficile accettare che tutto lo sforzo fosse stato vano, anche se a ben vedere vano non è stato per nulla viste tutte le cose che ho e abbiamo imparato.

Grazie a quell’esperienza (e da molte altre a seguire) ho iniziato a guardare con occhio critico ogni progetto, per quanto bello mi potesse sembrare.

Questo mi permette di essere molto più ricettiva sui feedback che ricevo e ad ascoltare gli utenti senza includere bias.

Come fare per diventare una Product Manager?

Mi è capitato di parlare con Product Manager che alle spalle hanno percorsi diversissimi, talvolta con inizi casuali come è stato per me, altri più mirati. A oggi non esiste una tappa universitaria obbligatoria, credo siano più importanti le competenze acquisite nel proprio percorso di studi e/o lavorativo.

Per me è importante avere un mindset analitico, unito a una buona dose di buon senso. Bisogna saper ascoltare ed essere molto ricettivi, di certo aiuta saper comunicare in modo chiaro in contesti diversi.

È un ruolo che richiede una formazione continua e su fronti molto vari, proprio perché ampio è lo spettro di azione e il mondo che ci circonda è in costante evoluzione.

Infine, per me è fondamentale confrontarsi con altri Product Manager, sia colleghi che non, per ragionare insieme, chiedere consigli e recepire suggerimenti, stimoli e nuove pratiche.

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

Mi piace molto il percorso che sto facendo e nei prossimi tre anni vorrei crescere nel mio ruolo in TheFork. A latere vorrei coltivare quello che un po’ spontaneamente sta già accadendo: spesso mi contattano su LinkedIn professionisti curiosi di capire meglio il ruolo del Product Manager o che desiderano avere un confronto con me. Questi per me sono sempre momenti spontanei, ma preziosi e di cui mi prendo cura e non escludo la possibilità di farlo sempre di più.

Se però ragioniamo più ad ampio raggio, da quando sono all’università mi interrogo spesso su come io possa riuscire con quello che so fare ad avere un impatto positivo sul mondo che mi circonda. Mi piacerebbe trovare la mia risposta!

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, come fare per superarlo?

Se guardo il mio percorso, quando ero bambina e sognavo di diventare una matematica, nemmeno una volta ho pensato di non poterlo diventare o di non poter essere qualsiasi cosa volessi essere semplicemente perché ero donna. Eppure crescendo, anno dopo anno il senso di inadeguatezza e di insicurezza si è affacciato non poche volte.

L’ingresso nel mondo del lavoro è stato da un lato molto protetto da questo punto di vista per il contesto in cui ero. Tuttavia, spesso mi sono ritrovata a essere l’unica donna (o una delle poche) nelle riunioni, nelle conferenze, in ogni corso io abbia fatto. Non esiste nessun gioco, colore, vestito che per me sia da donna o da uomo, figuriamoci un percorso di studi o un lavoro!

Personalmente credo che una delle possibilità più grandi di cambiamento stia nelle opportunità che creiamo per le studentesse che diventeranno le lavoratrici di domani. È a partire dalla scuola che una bambina prima e una ragazza poi deve poter sentire di essere libera di coltivare il proprio sogno senza limiti di sorta, esattamente come i suoi compagni.

Se penso al mio percorso di studi, a me sono mancati sempre degli esempi e delle opportunità per capire quali scenari futuri potessero rispondere meglio alle mie capacità e passioni. Mi sarebbe piaciuto sognare in modo divergente con il mondo adulto che mi accompagnava.

Ho scelto tutto per istinto prima, un po’ a caso e per bravura dopo. Mi ritengo molto fortunata del risultato, ma cosa ci sarebbe stato di diverso se avessi avuto modo di parlare con donne che facevano lavori che i miei occhi da bambina non conoscevano?

Sicuramente questo è quello che cercherò di creare per mia figlia!

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