Voglio diventare una… Inspiring Fifty

Anna Gregorio è una di quelle donne che puoi solo ammirare: ha una forza inarrestabile, e non a caso ha fatto una carriera strabiliante, guadagnandosi un posto tra le migliori 100 donne italiane secondo Forbes… Ma non è tutto qui, anzi: questo è solo l’inizio: vediamo quindi come diventare una Inspiring Fifty e, soprattutto, come portare una quota rosa nell’innovazione!

 

Descriviti in 100 parole.

 

Mi dicono che già da bambina ero una piccola scienziata. Credo sia vero ma oggi sono anche un’imprenditrice e preferisco usare un termine legato all’innovazione per contribuire a creare un mondo come lo sogno io.

 

Sono una persona normale, con un pizzico di pazzia e tanta passione. Ma se essere un’innovatrice vuol dire essere curiosa, cercare di capire le situazioni per il piacere di scoprire il mondo attorno a noi, di plasmarlo proponendo nuove tecnologie (per lo Spazio) che permettano di aiutare il progresso e condividerle con la società per migliorarla, allora sì, il mio sogno è proprio essere un’innovatrice.

 

CEO, coordinator instrument operation team di Euclid (missione spaziale della ESA), membro del Comitato Scientifico del Collegio Fonda e professoressa associata all’Università di Trieste. Giornata piena, immagino! Com’è stato il tuo percorso professionale?

 

Giornate sempre pienissime, non c’è certo tempo per annoiarsi! Ho avuto un grande maestro, il mio papà scientifico mi ha trasmesso la sua passione e dedizione al lavoro ma mi ha anche insegnato a non trascurare la vita personale.

 

Poi tutto è successo molto naturalmente, dopo la Laurea a Trieste, mia città natale, prima il dottorato a Pisa (Scuola Normale) e in parallelo la ricerca al CERN (Ginevra), poi il rientro a Trieste. Questo forse il momento più difficile perché improvvisamente risultavo un’esterna e non è stato facile farsi accettare. Ho voluto cambiare settore, da fisica delle particelle ad astrofisica, ma la fortuna aiuta gli audaci… ed eccoci qui.

 

Comunque sempre al massimo sul lavoro e fuori, lo sport è la mia seconda vita che da sempre condivido con mio marito, il mio primo ragazzo, il mio miglior amico e fidato consigliere. Lo sport mi ha aiutato ad avere fiducia nelle mie capacità e a gestire successi e fallimenti, a ripartire dopo gli infortuni, a confrontarmi con gli altri, uomini e donne. La vela, lo sci e la corsa, sempre con me.

 

E sempre con la valigia in mano, stranissimo essere a casa in questo periodo…

 

Qual è la soft skill che più ti è stata di aiuto nella tua carriera?

 

Al primo posto metterei la tenacia ma subito dopo la capacità di mediare le situazioni e di mantenere un sorriso anche nelle condizioni più difficili.

Credo che la combinazione di queste caratteristiche sia prettamente femminile, e in tutto quello che faccio c’è sempre un tocco di femminilità.

 

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, cosa puoi fare/cosa fai nel tuo piccolo per combattere questo problema?

 

Quanto pagine ho per scrivere? In questo periodo in cui sono personalmente in evidenza in molte occasioni, mi sono spessa fatta portavoce di queste problematiche. Non ultimo ho partecipato a uno spettacolo teatrale, “Le Eccellenti”, ne sono molto orgogliosa ma fa male…

 

PICOSATS è nata anche per questi motivi. Dal 2008 al 2013 ho gestito lo strumento scientifico “LFI” a bordo di Planck, una missione scientifica di grande successo della European Space Agency (il mio ruolo attuale in Euclid riflette direttamente quanto fatto a quel tempo).

 

Da sportiva, la definisco la mia scalata dell’Everest ma questa mia prestazione non è evidentemente stata considerata rilevante nella valutazione delle mie attività scientifiche, anzi. Dopo questa grande delusione ho deciso di mettermi in gioco in un altro settore. L’ho fatto per creare qualcosa di positivo, di utile per la nostra società, per i/le giovani, ma anche per dimostrare cosa una donna (ferita) può fare.

 

Non aggiungo altro perché credo che i fatti rispondano chiaramente.

 

Se avessi modo di parlare con la Anna 15enne, cosa le diresti? Cosa voleva fare Anna da grande?

 

Anna è nata scienziata, iperattiva e testarda, con tanta passione e credo di poter dire generosa e attenta ai sentimenti altrui. Ho sempre creduto che se una persona VUOLE raggiungere un suo sogno, lo può fare. Per cui le direi semplicemente “Credi in te stessa, è la miglior cosa che puoi fare.”

 

Le darei però un ulteriore suggerimento: guardati ogni tanto alle tue spalle, ahimè onestà ed etica sono virtù non sempre scontate.

 

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore.

 

Sono molto d’accordo, si impara soprattutto dai fallimenti. Di errori ne ho fatti molti ma come dico spesso, gli errori sono di chi “fa”, sulla poltrona non si fanno errori.

 

Il mio più grande fallimento però non è scientifico o tecnico ma umano. Ho creduto nelle persone sbagliate e ingenuamente mi sono fidata di loro.

 

Parlando infine di successi, sei stata nominata lo scorso anno da Forbes tra le donne italiane più influenti, quest’anno sei tra le Inspiring Fifty. Qual è il tuo prossimo obiettivo?

 

Il mio obiettivo è più pratico. La cosiddetta “New Space Economy” promette tempi di sviluppo e di crescita estremi. PICOSATS deve crescere, lo sta già facendo, ma voglio che cresca in maniera “sana”, le persone devono condividere i nostri valori, l’etica in primis.

 

E poi ovviamente dal punto di vista scientifico il mio obiettivo è di gestire al meglio gli strumenti di Euclid, una missione spaziale estremamente complessa.

 

Sul lungo termine, aggiungo un obiettivo che spero di raggiungere prima o poi ma che continuo a rimandare: “dedicarmi a me stessa”.

 

Risorse utili:

 

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1 Commento

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Annamaria Nassisirispondi
23 Novembre 2021 a 18:19

Conosco personalmente Anna ed è forza ed energia pura. L’ammiro e la sento vicina nei suoi valori etici. Ci vogliono sempre più donne come lei come role model per le giovani STEM

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