Voglio diventare una... Head of Marketing and Communication

  • Di
  • 2023-03-28 - 8 minuti
banner

Cosa vedrai

Descriviti in 100 parole

Urca, ci provo: grounded, tendenzialmente conformista, amante delle belle arti, vagamente buonista, inquieta, in costante autoanalisi. Può andare? Passiamo alle cose più serie: laureata in Lingue e Letterature Straniere milioni di anni fa e con un Executive MBA al PoliMi, dopo aver lavorato come Digital Marketer nel settore industriale manifatturiero per un ventennio, nel 2021 mi sono buttata a testa bassa nel mondo tech come Head of Marketing and Communication di SparkFabrik, una tech company focalizzata sullo sviluppo di applicazioni Cloud Native con sede a Milano.

Perché? Perché avevo necessità di cambiare e di ritrovarmi nei valori in cui credo e che si erano persi altrove, loro erano la ripartenza giusta. E mi hanno accolta.

E? Beh, semplicemente amo la comunicazione, in ogni sua forma, mi piace, mi viene facile. Mi piace lavorare in team, conoscere gente.

E appena ho scoperto le community di questo mondo, mi ci sono appassionata (sono attiva nel team organizzativo del KCD Italy della https://www.cncf.io/ e nel gruppo italiano di localizzazione del Glossario, cerco di capire come contribuire al WG dei Cartografos sempre in ambito CNCF e ho tradotto in italiano “La guida illustrata per bambini a Kubernetes” per divertimento).

Il sogno nel cassetto? Scrivere, magari viaggiando attraverso l’Europa in moto quando i figli lo permetteranno - e il mutuo sarà parzialmente estinto.

In cosa consiste il ruolo di Head of Marketing and Communication?

Il ruolo di Head of Marketing cambia drasticamente a seconda del settore in cui si lavora. Pare una banalità, eppure è così. Nel mondo tech è qualcosa con un suo flavour particolare: è un ruolo che per lo più lotta contro l’immagine del marketing fuffa e che deve impegnarsi a dimostrare che in realtà dietro all’apparenza c’è sostanza. È parecchio impegnativo.

La strategia di SparkFabrik al momento è concentrata su attività di inbound, quindi tanta content creation, tanto racconto, tanta SEO, che si tratti di scritti o di puntate del podcast; lavoriamo pochissimo con attività paid (Google and social advertising per intenderci) e tantissimo con le persone e il loro know-how: l’altro pilastro fondamentale, infatti, sono le community, qualcosa che ho imparato a vivere in questi due anni, come anticipavo sopra.

Il mio ruolo, quindi, è sostanzialmente quello di facilitare il fluire tra interno ed esterno: creare delle connessioni utilizzando ogni canale a mia disposizione e rendendo il racconto pervasivo e condiviso, dato che nella mia prospettiva il marketing non è una funzione, bensì un approccio più totalizzante, che se ne sia più o meno consapevoli.

Obiettivo ultimo è guadagnare una posizione sempre più alta di thought leadership nel mondo dello sviluppo Cloud Native.

Ed è qualcosa che si costruisce con calma e costanza, un pezzettino alla volta, e sicuramente non in solitaria.

Amo il lavoro in squadra, da sempre. Sono abituata a coordinare persone su fusi orari diversi e con expertise spesso non verticali di marketing, e anche in Spark stiamo costruendo un team distribuito, in cui saranno le teste e non le funzioni o i titoli a fare le differenze: abbiamo un DevRel Engineer dedicato, il supporto di un Head of Design, della nostra Digital Strategist e di un creativo dal background iper-tecnico che è un vulcano di idee.

Qual è la soft skill più importante che deve possedere una Head of Marketing and Communication?

Credo la capacità di ascolto. Ascolto inteso come attenzione totale che comprenda una qualche forma di intuizione del proprio interlocutore, delle sue pene e dei suoi motivi di orgoglio. Che si tratti di un potenziale ascoltatore, di un futuro cliente, di un lettore assiduo in grado di influenzare un processo decisionale.

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

Uh! Quando sono arrivata ho sottovalutato ogni aspetto e ho creduto di poter applicare metodi e modelli rodati che funzionavano altrove con audience profondamente diverse da quelle cui ero avvezza. Si parla tanto di bias cognitivi, no?

Eccomi qua: ho approcciato il settore tech portandomi dietro un coacervo di supponenza e faciloneria, io i dev li conosco, cosa vuoi che sia.

Nulla pareva funzionare. Ho dovuto attraversare la crisi e aggrapparmi ad alcuni capisaldi della mia professionalità, e mi sono messa a studiare.

Come fare per diventare una Head of Marketing and Communication?

Per quando io creda nei talenti, credo però poco nell’improvvisazione professionale. Per fare bene, c’è da sapere e pertanto c’è da studiare. Come in altri ambiti, l’aggiornamento deve essere costante: cambiano i paradigmi comportamentali delle persone, i metodi, le soluzioni, i constraints - vedi il web cookieless al quale stiamo andando incontro; si affacciano nuove soluzioni, e nel nostro caso tutto il panorama del MarTech sta evolvendosi ad una rapidità mai vista prima, per cui c’è da approcciare e conoscere le piattaforme per automazione, analisi, integrazioni di tutte le attività in essere (si parla di Developer Experience sul fronte dello sviluppo, mi sento di poter serenamente parlare di Marketer Experience per quel che mi riguarda).

E poi c’è da studiare la materia: è fondamentale capire di cosa si stia parlando per riuscire a capire come e a chi comunicare (un assunto che vale sempre e in ogni settore, ovviamente). I primi miei due anni sono stati in gran parte dedicati ad uno studio matto e disperatissimo (cit.) e i prossimi saranno dedicati all’acquisizione di nuove certificazioni.

Nel nostro settore, inoltre, servono tanta determinazione nel non perdere l’orientamento, un minimo di autostima per reggere eventuali bordate derivate da pregiudizi altrui (insomma ne abbiamo tutti) e dal senso diffuso di essere sempre fuori posto, fuori dal coro; e una gran voglia di approfondire costantemente ad una rapidità inennarrabile e peculiare (altrove i ritmi sono più diluiti, questo è un settore fast-paced, o frenetico, lo sappiamo).

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

Non ho alcun tipo di piano in mente, in questo senso. Non mi interessano più i titoli, ad esempio, si tratta di un capitolo chiuso per me.

Vorrei concentrarmi sul contenuto, sulle persone, sulla creazione di un team sempre più ampio, variegato e coeso che lavori affinché SparkFabrik possa essere riconosciuta come leader indiscussa a livello europeo e in grado di creare una rete fitta di esperienze di valore. In termini più spicci, invece, sto rincorrendo una certificazione pseudo-tecnica che mi sta facendo penare più della patente per la moto.

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, come fare per superarlo?

Ma davvero nel 2023 c’è ancora qualcuno che non conosca il tema del gender gap in ambito STEM?

Commenti a parte, sì, so di cosa stiamo parlando ed è un argomento interessante per mille ragioni - tra queste c’è il mio ruolo di genitrice di due figli maschi che vorrei crescessero consapevoli. Partiamo dal presupposto che il gender gap esiste in modo trasversale in molti settori e che si esplicita in forme diverse, che sia in termini di equità salariale o di coinvolgimento ai piani alti. Però sono sempre molto combattuta sul come affrontare queste tematiche, così delicate, perché contengono il rischio della frammentazione degli sforzi.

Intendo dire che se ci concentriamo sul gender gap binario arriveremo a conclusioni che in qualche modo avranno escluso una serie di altri gruppi sottorapresentati.

Premesso questo, credo che tra le soluzioni più radicali con le quali possiamo pensare di modellare nuovi atteggiamenti mentali, una passi per la scuola, prima ancora che dalle famiglie: bisognerebbe raccontarle queste professioni, questi percorsi, queste opportunità a partire dalle elementari in poi, invitando professionisti, tenendo corsi di alfabetizzazione informatica e scientifica da parte di chi si dedica a questo tipo di formazione e divulgazione, e non delegando maestri e professoresse che, per quanto bravi, si trovano spesso costretti a improvvisare.

Raccontare e far provare con mano.

L’altro giorno uno dei miei ragazzini ha messo insieme le prime sue due pagine web e ne era entusiasta: “Mamma, che figata, mi sento già un programmatore”. È stato sufficiente questo per accendere un barlume, lo stesso che si è acceso nella sua compagna di classe.

Raccontare, fare e giocare. Poi è tutto molto più complesso di così, ma partirei da lì.

Contatti

Post correlati

#TheRedComics

Giugno

A cura di Sophie Aiello, copy di Chiara Romano

La dura vita di una madre tech - Meme

TheRedCode Digest

La tecnologia corre, e tu devi correre più veloce per rimanere sempre sul pezzo! 🚀

Riceverai una volta al mese (o anche meno) con codici sconto per partecipare agli eventi del settore, quiz per vincere dei gadget e i recap degli articoli più interessanti pubblicati sul blog

Ci sto!

Partners

Community, aziende e persone che supportano attivamente il blog

Logo di Codemotion
Logo di GrUSP
Logo di Python Milano
Logo di Schrodinger Hat
Logo di Python Biella Group
Logo di Fuzzy Brains
Logo di Django Girls
Logo di Improove
Logo del libro open source
Logo di NgRome
Logo de La Locanda del Tech

Vuoi diventare #tech content writer? 🖊️

Se vuoi raccontare la tua sul mondo #tech con dei post a tema o vuoi condividere la tua esperienza con la community, sei nel posto giusto! 😉

Manda una mail a collaborazioni[at]theredcode.it con la tua proposta e diventa la prossima penna del blog!

Ma sì, facciamolo!