Voglio diventare una… Content Strategist

La figura della Content Strategist è fondamentale in un’epoca come questa delle professioni digitali (e non solo): si tratta infatti di creare, pubblicare e gestire contenuti utili, capaci di apportare dei risultati anche nella web experience, unendo scrittura e strategia.

 

Per parlare di questa professione, diamo spazio a Valentina Di Michele, Content Strategist da diversi anni e fondatrice di Officina Microtesti, una bellissima attività che si occupa di scrittura e design!

 

Descriviti in 100 parole.

 

Vent’anni fa mi sono laureata in filosofia: volevo fare la critica cinematografica, ero innamorata della filosofia del linguaggio.

 

Dopo un Master in grafica pubblicitaria, ho fatto la redattrice per una rivista europea di industria cinematografica.

I contratti erano brevi e incerti e io volevo essere indipendente, così ho trovato lavoro in un’agenzia che produceva contenuti web per i siti della PA centrale. In 20 anni ho scritto di tutto: articoli per riviste di cinema, testi di marketing, manuali tecnici di piattaforme IT.

Oggi sono la madrina dello UX Writing in Italia, amministro l’unica community italiana sul tema e gestisco il mio studio di scrittura e design, Officina Microtesti.

 

In cosa consiste il ruolo di Content Strategist?

 

Come Content strategist mi occupo di progettare i contenuti di siti web e app e di verificare che siano quelli che servono davvero alle persone durante la navigazione.

 

Supervisiono tutto il processo di creazione e progettazione: dalla definizione della voce di brand e di prodotto alla ricerca sulle persone, dalla definizione del prototipo insieme al team di design fino ai testi e ai microtesti e ai test di usabilità.

 

È un lavoro che mi appassiona così tanto da spingermi a raccontarlo in un libro uscito l’anno scorso per Apogeo Feltrinelli (il libro si chiama Emotion Driven Design).

 

A Officina Microtesti siamo in sette: oltre a me ci sono UX Writer, Content e Neurodesigner. Lavoriamo in team, da soli o con i team di marketing e design dei clienti.

 

Qual è la soft skill più importante che deve possedere un Content Strategist?

 

Credo che serva esperienza sul campo: è un lavoro strategico e per farlo devi avere fatto anche quello operativo. Il mio lavoro è a cavallo tra scrittura, neuromarketing e design, e devi conoscere tutti e tre questi mondi per fare tutto al meglio.

 

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

 

Il fallimento non piace a nessuno, e a nessuno piace raccontarlo. Il mio fallimento più grande, che mi fa ancora stare male, è stato un licenziamento.

 

Non direi che era colpa mia, ma non c’entra la realtà oggettiva: è quello che senti. Per me è stato proprio un tonfo, la sensazione di essere stata rifiutata, di essere inutile.

 

Dopo quella volta, ho iniziato a guardare in modo diverso le cose che non vanno. A volte si calibra male un’attività col cliente, a volte si fanno errori di gestione o di progettazione più o meno grossi.

 

Però non me ne faccio più una malattia. Lo valuto come un evento naturale, una ruota forata in un lungo percorso: semplicemente, succede.

 

 

Come fare per diventare un Content Strategist?

 

Fare tanta esperienza operativa è fondamentale. È utile leggere, fare corsi, ma bisogna provare tutto: seguire in prima persona la fase di ricerca, creare i brief, lavorare a contatto con il team di design, capire come funzionano gli strumenti tecnici (tool, CMS etc).

 

La strategia è una visione “alta” dell’insieme di attività operative, che impatta il cliente (che paga), il pubblico, e definisce gli obiettivi a breve e lungo termine, la pianificazione delle attività tattiche e la supervisione di quelle operative.
È un’attività che si impara lavorando direttamente sul campo: partendo dalle singole attività operative, e pian piano prendendo confidenza con gli strumenti. 

 

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

 

Con Officina Microtesti abbiamo molti nuovi progetti, grandi e molto impegnativi. Molte aziende ci conoscono per passaparola e stiamo lavorando con aziende enormi, che fanno cose incredibili. A volte non mi sembra quasi vero.

 

Nei prossimi mesi lanceremo la nostra piattaforma di corsi, e sarà diversa da quello che c’è sul mercato in questo momento. Nei prossimi 3 anni vorrei però divertirmi: tornare a tenere talk agli eventi, magari internazionali, o lavorare a progetti fuori dal mio ambito più stretto.

 

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, cosa puoi fare nel tuo piccolo per combattere questo problema? (Fai anche riferimenti a situazioni reali in cui hai avuto modo di fare la tua parte!)

 

Sono una donna che lavora in un ambito tecnologico, perché i contenuti che progetto e scrivo danno “voce” ai prodotti tecnologici.

 

Ricordo quando anni fa una donna nel team ICT era vista un po’ come “quella che fa i caffè”: oggi è diverso, ma mi capita ancora spesso di essere l’unica donna fra uomini. Io, che mi occupo di rendere la tecnologia più umana con le parole, in mezzo a un team di sviluppatori o ingegneri.

 

Officina Microtesti è composta al 90% da donne e da qualche mese è parte di Digital Skills Europe, un programma della Commissione Europea che ha lo scopo etico di migliorare le competenze digitali nella popolazione europea.

 

Abbiamo il folle proposito di creare un nuovo umanesimo digitale, inclusivo, aperto a tutte le persone. Ma sono sicura che ce la faremo. 

 

… e lo siamo anche noi! In bocca al lupo a Valentina e a Officina Microtesti!

 

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