Voglio diventare un… Social Media Manager

Sabrina è una ragazza brillante, solare e sempre sorridente: sono tutte caratteristiche fondamentali per il ruolo che ricopre e che cura con tanto amore e dedizione.

 

Il ruolo di Social Media Manager è un ruolo che mi ha sempre affascinato: come funziona? Come si diventa bravi in questo settore? Quali competenze deve possedere?

 

Lavorare con diverse community e aziende, trattare contesti sempre diversi, può essere certamente stimolante, ma anche difficile…

 

Vediamo dunque come lavora Sabrina e cosa significa essere una Social Media Manager all’interno dell’ambito tech e quali sfide ha dovuto affrontare!

 

Descriviti in 100 parole. 

 

Sono Sabrina e mi occupo di comunicazione digital per un’azienda informatica. Scrivo, creo contenuti per il web… e per i social! Da che ho memoria amo scrivere e sono una persona creativa.

 

Per questo, quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo della comunicazione digital, i social media mi hanno conquistata subito permettendomi di dare libera espressione alla mia creatività.

 

Anche se, non mi occupo soltanto di questo e il mio ruolo è più “orizzontale”, nel senso che mi occupo di social media e in generale di comunicazione digital a tutto tondo.

 

Sono quella che di solito chiami quando hai bisogno di aiuto su un testo.

 

Una mail? Una bio inviare per la call 4 speaker? O un post sui social, appunto! Quando non lavoro, divoro libri, vado ai concerti, viaggio e cammino. Amo il trekking e scoprire il mondo camminando.

 

In cosa consiste il ruolo di Social Media Manager?

 

No, non siamo quelli che postano foto carine e simpatiche sui social dell’azienda 😂  

 

Il/La Social Media Manager è la persona che si occupa di gestire i canali social dell’azienda per cui lavora o del progetto/brand/iniziativa di cui cura la comunicazione social.

 

Può lavorare come dipendente in azienda, o in agenzia di comunicazione, oppure come freelance. Per spiegarti di cosa si occupa, ti racconto la mia giornata tipo.

 

La mia giornata tipo inizia con il check quotidiano dei canali social che gestisco: se ci sono commenti da gestire, menzioni a cui rispondere, crisi da risolvere. Ebbene si, delle crisi.

 

Un commento negativo, o una discussione tra utenti, se gestiti male possono far nascere delle vere e proprie “crisi” con conseguenti danni di immagine. Tutte queste attività  rientrano in quello che viene comunemente chiamato community management.

 

Nel mio caso, lavorando in ambito tecnologico, mi occupo anche della gestione social di alcune community tech: prima fra tutte Django Girls Italia, e a seguire aiuto anche Python Italia.

 

Successivamente, continuo con l’aggiornamento di piani editoriali, seguito dalla stesura di calendari editoriali. Questi strumenti sono fondamentali per un Social Media Manager.

 

Il primo serve per progettare il tipo di contenuti che vogliamo pubblicare sui nostri canali; mentre il secondo serve per calendarizzare, con data, orario, copy del post e grafica, tutti i post che vogliamo pubblicare sui social che gestiamo.

 

Quindi nella mia giornata tanto spazio è assorbito dalla pianificazione ma anche dalla scrittura dei post e, in alcuni casi, dalla creazione delle grafiche stesse.

 

 

Social Media Manager stereotypes
Social Media Manager stereotypes

 

Questo è uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro perché mi da modo di esprimere la mia creatività. Non sempre al Social Media Manager viene chiesto di saper elaborare delle grafiche, ma se sai farlo, tanto meglio.

 

Tutto dipende dall’ambiente in cui lavori: se lavori per una grande azienda o un’agenzia di comunicazione in cui ci sono team strutturati in cui ognuno ha il suo ruolo specifico (Graphic Designer, Social Media Manager, Social Media Advertiser ecc), oppure se lavori per una piccola azienda dove una sola figura deve ricoprire più funzioni.

 

Per tornare alla mia giornata, prosegue con l’analisi delle performance, e quindi del monitoraggio di alcune metriche molto importanti – che ci mettono a disposizione le stesse piattaforme social – perché ci mostrano se i nostri contenuti stanno performando bene, cosa si può migliorare e cosa invece non sta funzionando ed è meglio accantonare.

 

Nel mio caso specifico, il lavoro vero di pianificazione, creazione dei post, pubblicazione e monitoraggio lo svolgo in solitaria.

 

Ma, come dicevo poche righe fa, questo dipende molto dalla realtà aziendale in cui ti troverai a lavorare. In passato, ho lavorato per agenzie in cui il lavoro era svolto completamente in team ed era bello per questo. Sono una fautrice del team working!

 

Qual è la soft skill più importante che deve possedere una Social Media Manager?

 

È una vera cattiveria chiedermi di individuarne solo una!

Ma se devo scegliere direi l’intraprendenza e la proattività. Quello che intendo è non aver paura di sperimentare con tutti gli strumenti che le piattaforme social ci mettono a disposizione per comunicare con il nostro pubblico.

 

Solo così conosceremo lo strumento, capiremo cosa funziona per noi e cosa no, e scopriremo anche i nuovi trend (immaginatemi mentre sto cercando di capire come funzionano i video su Tik Tok!).

 

Se devo fare una classifica, a seguire metterei una buona abilità comunicativa. Ci aiuta sia nel lavoro di team ma anche nel capire che ogni piattaforma ha i suoi linguaggi sulla base dei quali dobbiamo calibrare la nostra comunicazione e costruire il messaggio.

 

E infine, la capacità di pianificare e organizzare. Un/a buon/a Social Media Manager deve essere organizzato/a!

 

Era impossibile citarne solo una! 😅

 

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

 

Sicuramente rimasi molto male, quando qualche anno fa, dopo aver curato la comunicazione di un Django Girls a Roma che si sarebbe tenuto all’Università, esplose un vero e proprio flame di polemiche sterili. Avevo curato tutto nei minimi dettagli, per non urtare la sensibilità di nessuno, come richiedono questo tipo di eventi.

 

Dispiace, quello si. Mi sono chiesta se potevo fare le cose diversamente ma la verità è che nei casi di alcune tematiche particolarmente sensibili ci sarà sempre una parte di pubblico che non si sentirà compresa, o non sentirà sua quella problematica e lo dirà.

 

Lo dirà anche in modo poco educati, da dietro uno schermo. Dobbiamo fare i conti con questo aspetto. Cosa possiamo fare? Essere empatici e calarsi nei panni di chi leggerà la nostra comunicazione è fondamentale.

 

Oltre ad essere strategici e moolto pazienti nella gestione della crisi che emergono da queste situazioni. Questo episodio mi ha insegnato a non sottovalutare mai questi due aspetti.

 

In generale, i progetti a cui ho preso parte ma che potevano andare meglio hanno tutti un minimo comune denominatore, anzi due: mancanza di pianificazione e organizzazione e una scarsa strategia di comunicazione.

 

Come fare per diventare una Social Media Manager?

 

La laurea non è essenziale ma avere delle solide basi di marketing e comunicazione digitale, branding, strategia di comunicazione, si! Per me l’Università è stata importante per questo.

 

Ad oggi, i corsi di specializzazione per Social Media Manager sono moltissimi e sono un ottimo modo per intraprendere questo percorso. Potrai coniugare la teoria – magari già affrontata in un Corso di Laurea – agli strumenti e alle competenze più pratiche.

 

Anche le risorse gratuite che si trovano online sono un buon modo per avvicinarsi alla materia ma da sole non sono sufficienti.

Per fare questo lavoro, i social devono appassionarti. Devi viverli quotidianamente, usarli tu stesso per primo come utente, per capire le loro dinamiche. Devi essere creativo, curioso e dinamico.

 

I cambiamenti non devono spaventarti e devi essere sempre pronto a conoscere le nuove funzionalità, piattaforme per cavalcare i nuovi trend.

 

È un mondo che cambia molto velocemente.

 

Io in questo periodo sto lottando con Tik Tok! Devi saper scrivere testi efficaci e calibrare il messaggio che vuoi mandare in base al canale su cui stai scrivendo, al tuo target e all’obiettivo che vuoi ottenere.

 

Quello che mi sento di dire è che la differenza in questo settore la fa la pratica sul campo. È retorica? Probabilmente si, ma è anche altrettanto vero. È importantissimo sperimentare e sporcarsi le mani. Inizia da piccoli progetti, anche personali per capire le dinamiche social, creare contenuti e vedere cosa funziona di più.

 

Se sei all’inizio, i progetti più piccoli sono quelli che potrai inserire nel tuo curriculum o in un eventuale portfolio da mostrare in sede di colloquio. Un piccolo trucchetto? Non hai progetti da inserire in un portfolio? Creali tu. Crea un brief e sulla base di quello mostra cosa puoi realizzare a livello social.

 

Anche io, all’inizio ho gestito le pagine Facebook più disparate: collaboravo con un magazine online che si occupava di serie tv e gestivo la loro pagina facebook nel tempo libero; per un brevissimo periodo ho collaborato con alcune community local di promozione del territorio su Instagram; ho anche aperto un blog personale – tristemente non aggiornato 😅 – per parlare di social.

 

Per me sono stati importantissimi anche i molti, molti, molti stage che ho fatto dopo il mio percorso formativo. Tutte esperienze che mi hanno permesso di imparare da chi già ricopriva questo ruolo, oltre a farmi scoprire anche quale contesto lavorativo mi piaceva di più.

 

Ero più una social media manager da agenzia o da ufficio marketing e comunicazione? Un aspetto che ritengo importantissimo e mi ha guidata successivamente nella ricerca di opportunità di lavoro.

 

Le certificazioni sono utili ma non fondamentali. Io ad esempio non ne ho, anche se non escludo di conseguirle in futuro. Tra le più famose ci sono quelle rilasciate da Facebook. Se le possiedi tanto meglio, ma non ti servono per iniziare.

 

Ti serviranno per “certificare”, quando avrai già fatto un po’ di esperienza sul campo che sei un/a professionista “certificato” e competente.

 

Per riassumere: fai tanta tanta tanta pratica! Buttati anche se ti senti ancora alle prime armi.

 


Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

 

Voglio continuare a crescere in questo ruolo, acquisire ancora più esperienza e trovare nuovi progetti stimolanti e con un impatto in cui buttarmi. Tra tre anni mi vedo sempre nel mondo dei social, della comunicazione digital e nel settore tecnologico.

 

Come dicevo qualche riga sopra, lavoro per un’azienda informatica, e nel settore tech ho scoperto un ambiente stimolante, interessante, ricco di bellissime persone che hanno avuto un forte impatto sulla mia vita professionale ma anche personale, tanto che vorrei continuasse a far parte del mio percorso.

 

Mi vedo anche a creare strategie social e magari a guidare un vero e proprio team di comunicazione.

 


Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, cosa puoi fare nel tuo piccolo per combattere questo problema?

 

Da donna sono sempre stata sensibile alle questioni sociali legate al raggiungimento della parità di genere.

 

Da quando lavoro in ambito tech ho poi scoperto che ci sono settori, compreso quello tecnologico,  in cui il divario di genere è numericamente schiacciante, sia a livello di numeri che di salario. Ma la cosa bella è stata scoprire di poter fare qualcosa per migliorare la situazione.

 

Dal 2018 sono una delle organizzatrici e community manager di Django Girls Italia, una community che si occupa di far avvicinare le donne al mondo della programmazione attraverso l’organizzazione di workshop pratici e faccio parte dell’associazione no-profit Fuzzy Brains che ha l’obiettivo di abbattere il divario di genere in ambito tech e rendere il mondo tecnologico più inclusivo.

 

In questi progetti, ogni giorno metto il cuore. Il mondo STEM e quello tecnologico sono settori che ancora soffrono di inutili stereotipi e pregiudizi di genere.

 

I dati statistici sulle percentuali di occupazione dimostrano chiaramente che c’è ancora molta resistenza da parte di studentesse, donne, e altre minoranze, di intraprendere percorsi in questi ambiti.

 

È un problema in larga parte culturale, che dobbiamo assolutamente superare. Il settore IT sarà uno dei protagonisti in termini di occupazione nel prossimo futuro e non possiamo permetterci che sia sottorappresentato.

 

 

Abbiamo bisogno di diffondere una maggiore cultura della diversità e dell’inclusività, in generale, e nel settore tech. Con Fuzzy Brains, che supporta la community Django Girls in Italia, ci occupiamo proprio di questo e io sono contentissima di poter fare la mia parte e mettere le mie competenze a servizio di questi progetti.

 

Grazie a Sabrina per aver condiviso la sua esperienza!

 

Contatti

LinkedIn

 

Ti potrebbe piacere anche…

Condividi la tua opinione