Voglio diventare un... Product Manager

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  • 2022-11-08 - 4 minuti
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Product Management e responsabilità: dov’è il valore del prodotto?

Ce lo racconta Fabrizio Cesarini, Product Manager e autore per Apogeo Editore.

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In cosa consiste il ruolo di Product Manager?

Il CEO di Opsware, Ben Horowitz, definì 15 anni fà il Product Manager come il “CEO del prodotto”.

Una definizione sintetica e perfettamente calzante. Il Product Manager è, a tutti gli effetti, il responsabile del prodotto in tutte le sue fasi, dall’ideazione alla realizzazione fino all’immissione sul mercato e sul suo andamento.

Per svolgere questo lavoro dovrà sempre tenere in considerazione gli utenti del prodotto, dosando sapientemente le loro esigenze ed aspettative con le risorse messe a disposizione dell’azienda per cui lavora e le tecnologie a disposizione.

Qual è la soft skill più importante che deve possedere un Product Manager?

Ce ne è una che ritengo fondamentale e racchiude in sé tutto quello che deve possedere un Product Manager, la leadership.

Spesso però questo termine viene veicolato in senso negativo, affiancandolo a stereotipi di controllo o supremazia.

In realtà penso che un Product Manager debba essere prima di tutto disponibile ed empatico, sapere riconoscere le capacità dei suoi collaboratori e valorizzarle.

Allo stesso tempo un “maestro severo” che pretende metodo e disciplina per raggiungere gli obiettivi.
Deve saper convincere ma senza imposizioni, essere umile ma allo stesso tempo carismatico, disponibile ma fermo quando serve.

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

Purtroppo il concetto di “fallimento” in Italia viene additato negativamente. Un’onta quasi indelebile che preclude ogni altra possibilità di riscossa e successo. Lo vediamo un po’ su tutti i settori, anche privatamente.

La mia forma mentis è più vicina a quella Americana, per cui il fallimento non è altro che una caduta, un arresto temporaneo, una fase dolorosa ma utile, un errore che non comporta lo “scaglio di pietre” da parte di qualcuno ma l’occasione per fermarsi a riflettere, analizzare la situazione e correggere.

Il mio più grande fallimento lavorativo è stato “innamorarmi” di una tecnologia nonostante non avesse i requisiti per poter sviluppare i prodotti che mi erano stati commissionati.

Ancora oggi non capisco come possa essere successo ma ho voluto portare avanti la mia scelta andando anche contro la volontà dei miei collaboratori. Abbiamo subito una notevole perdita soprattutto in termini di tempo dovendo poi riprogrammare da capo l’attività e permettendo intanto la crescita della concorrenza.

Sicuramente è stata la mia più grande ed importante lezione per le scelte future.

Come fare per diventare un Product Manager?

Un Product Manager è prima di tutto una indole, una inclinazione personale. Una sorta di “vocazione per la bellezza e l’ergonomia”.

Da qui si devono poi sviluppare tutte le altre abilità che consentono di mettere in pratica la vision e realizzare il prodotto finale.

Per svolgere la professione di Product Manager non esistono ad oggi corsi in Italia specifici e mirati.

Generalmente è richiesta una formazione di tipo universitario in Economia o, alternativamente, in Ingegneria gestionale e anche meccanica o energetica. In un secondo momento sarà poi possibile seguire corsi o master specifici di management.

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

Il pilota d’elicottero.

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, come fare per superarlo?

Conosco questo tema. Purtroppo lo riscontro giornalmente nella mia professione.

Personalmente credo le donne abbiamo doti e talenti, sia umani che professionali, che spesso difettano a noi uomini e che invece favoriscono la riuscita. La pazienza. La resilienza. La forza interiore. Solo per elencare le più importanti.

Inoltre penso che, in generale, sia proprio la diversità a permettere la completezza e l’efficienza di qualsiasi cosa. In questo paradigma, uomini e donne possono essere una squadra migliore che collabora per l’unico obiettivo.

Se non vi ho ancora convinti … basti pensare che lavoro da più di 20 anni con una Data Scientist 😊

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