Voglio diventare un… DevOps Engineer

Gianmarco è un supereroe informatico: nasce come sviluppatore, nel tempo extra ricopre il ruolo di Project Leader per un interessante progetto che ha avviato diversi anni fa a supporto della divulgazione scientifica in ambito biomedicale, anche se adesso fa il DevOps Engineer a tempo pieno: un mestiere ibrido che incarna diverse professioni con tante e diverse competenze..

 

Il suo essere camaleontico ed entusiasta è fondamentale per svolgere questo lavoro!

 

Nessuno spoiler: vediamo come diventare un DevOps Engineer.

 

Descriviti in 100 parole.

 

Curioso. Questo aggettivo, apparentemente semplice, caratterizza da sempre ed arricchisce in modo significativo le mie attività. Essere curiosi significa essere pronti alla contaminazione dalle idee altrui, quindi aperti al confronto.

 

Ho 32 anni, inzio la mia carriera 8 anni fa lavorando come sviluppatore firmware in ambito IoT; gli studi in ingegneria mi conferiscono quel giusto “approccio al problema” per affrontare le sfide tecniche/professionali del mondo lavorativo.

 

Nei primi 5 anni di carriera, ho osservato gli applicativi software dapprima dall’alto dello stack tecnologico (frontend developer) per poi scendere sempre più in basso (backend developer e sysadmin), fino ad appassionarmi – da 3 anni a questa parte – alle metodologie proprie del DevOps.

 

Mi piace – in ordine sparso – correre, leggere e programmare.

 

La lettura è quello strumento che mi rende consapevole del fatto che gli orizzonti della conoscenza possono divenire sempre più ampi; la corsa, invece, è quell’attività fisica necessaria per riordinare (in gergo tecnico direi “deframmentare” ) le idee per meglio utilizzarle.

 

Nel mente, utilizzo la programmazione come un esercizio – stavolta solo mentale – che mi permette di sperimentare velocemente, grazie all’utilizzo di astrazioni o modelli, e semplificare problemi ricorrenti in scenari quotidiani.

 

In cosa consiste il ruolo di DevOps Engineer?

 

Continuo a ribadire che il ruolo del DevOps non va inteso come una posizione lavorativa nel vero senso della parola; piuttosto è un approccio metodico in relazione a particolari procedure che caratterizzano un rilascio applicativo.

 

Il mio lavoro consiste, dunque, nell’utilizzo delle conoscenze di programmazione maturate (dev-) per realizzare automatismi (CI/CD) che garantiscono continuità ai canali – anche detti “pipeline” – inerenti ai rilasci applicativi, conoscendo approfonditamente l’infrastruttura tecnologica sottostate ed il fornitore dei servizi (-ops).

 

 

Le attività del DevOps sono quasi mai svolte in solitaria; tale figura, infatti, rappresenta un collante tra il team di sviluppatori software che realizza l’applicativo e quello dei sistemisti (o architetti cloud) che prepara il provisioning delle risorse necessarie.

 

Qual è la soft skill più importante che deve possedere un DevOps Engineer?

 

Soprattutto nel contesto odierno, dove tutti siamo orientati al lavoro da remoto, considero il “saper comunicare bene” una delle abilità necessarie (ma non sufficienti) per essere un player importante in un team di lavoro.

 

È fondamentale anche per la figura del DevOps: più spesso di quanto si possa credere, ci si troverà ad essere un vero e propriò mediatore tra più figure tecniche, dove ognuna osserverà valide ragioni a difesa delle proprie scelte tecnologiche.

 

Il DevOps è un ruolo, per certi versi, multidisciplinare. Saper costruire canali di integrazione, comprendere l’importanza dei test, aumentare la sensibilità circa gli aspetti di sicurezza, richiedere l’utilizzo di best practices sono solo pochi esempi di attività per le quali è importante sapere comunicare bene per fornire più ampie prospettive a chi osserva solo una faccia della medaglia: lo sviluppo software oppure il sistema operativo.

 

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

 

Falliamo ogni giorno, per fortuna. Non esiste un fallimento più grande dell’altro. Ciò che normalmente viene inteso come “fallimento” è invece un’iniziativa che ha portato ad un risultato diverso da quello previsto, producendo quindi un effetto inaspettato che ci consente di imparare qualcosa che prima era inimmaginabile.

 

Al contempo, è proprio così che ritengo riusciamo a crescere.

 

Il vero fallimento, di conseguenza, si verifica unicamente quando non riusciamo ad apprendere dalle nostre azioni.

Come fare per diventare un DevOps Engineer?

 

Il mio motto è: Life Long Learning. Siate curiosi di imparare ogni giorno ed appassionatevi di ciò che fate.

In ambito informatico, i prodotti e le tecnologie diventano velocemente obsolete, a favore di strumenti sempre più moderni o complessi; è fondamentale avere la volontà e la predisposizione ad essere sempre “sul pezzo”.

 

Seguire certificazioni è uno dei percorsi – oltre a sperimentare, fare pratica e errori! – per rimanere sempre sulla cresta dell’onda tecnologica.

 

Investire nelle competenze è, a mio parere, il miglior strumento per non essere mai inadeguati rispetto ai trend attuali di mercato e quindi sempre spendibili al miglior offerente, ovvero chi a sua volta crede nella formazione continua del team di lavoro.

 

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

 

Immaginando la carriera come uno stack di competenze, se fino a qualche anno fa la mia ambizione principale era verticalizzarmi nella conoscenza delle tecnologie, oggi credo che bisogna spostarsi anche nei livelli orizzontali per distinguersi.

Mi piace molto l’idea di essere un buon “Tech Leader”, una persona di riferimento capace di proporre non solo lo strumento più adatto alla soluzione tencologica ma anche il metodo o l’approccio migliore per le esigenze del cliente.

 

Tale figura, a mio avviso, deve disporre anzitutto di una profonda e solida conoscenza delle tecnologie che il mercato attuale offre per poi essere in grado di distinguersi con iniziative volte a semplificare o migliorare i processi e quindi arrivare agilmente al goal.

 

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, cosa puoi fare nel tuo piccolo per combattere questo problema? (Fai anche riferimenti a situazioni reali in cui hai avuto modo di fare la tua parte!)

Si, il gender gap è evidente – purtroppo – anche nel ruolo del DevOps. Nelle differenti realtà aziendali che ho avuto il piacere di incontrare, ho constatato che 4 colleghi su 5 sono uomini.

 

Ma qualcosa sta cambiando ed in modo percettibile.

 

Ribadisco che, anche in questo settore, affinchè il cambiamento sia proficuo ed accogliente bisogna che si inizi elevando la propria mentalità. Non dovremmo permettere che questa disparità abbia senso di esistere quando le competenze possono essere ugualmente verificate.

 

Credo, anzi, che il ruolo della donna sia un plus: in ambienti lavorativi fin troppo omogenei, ella regala l’opportunità per diversificare e creare nuove prospettive di osservazione dei problemi stessi fornendo migliori spunti di confronto.

 

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